L’ernia ombelicale nell’adulto: una tecnologia dedicata per un problema antico.

L ernia ombelicale e’una patologia relativamente infrequente, rappresentando meno del 5% delle ernie addominali.Dr.Roberto Ferrara

Oltre a costituire un evidente disturbo estetico, con relativo disagio nella vita di relazione, l’ernia ombelicale puo’ in molti casi risultare sintomatica, con dolore, senso di peso, nausea, alterazione della cute, fino allo strangolamento erniario nei casi più sfortunati. La tecnica di riparazione di una ernia ombelicale si è evoluta e consente ormai di riparare l’ernia in modo stabile e sicuro con l’impiego di protesi dedicate. Costruite proprio per ottenere la riparazione senza tensione e indolore, con rapida ripresa delle attività quotidiane anche quando sono di elevato impegno fisico. Le raccomandazioni a livello internazionale sono ormai orientate a proporre sempre l’utilizzo di una protesi per la riparazione dell’ernia ombelicale.

L’ idea di utilizzare una protesi è giustificata dalla conoscenza che l’ernia ombelicale si genera su un tessuto patologico e quindi il posizionamento di punti di ricostruzione su di un tessuto debole espone alla recidiva. Un tempo l’ernia ombelicale veniva sottoposta a trattamento chirurgico con sutura diretta, cioè venivano posizionati dei punti sui bordi e poi annodati.

E’ evidente, ma ci è voluta la seconda metà del ‘900 per capirlo e dimostrarlo, che dare dei punti su un tessuto debole non dava i risultati sperati. A questo va aggiunto che la formazione di linee di tensione create dalla sutura esponeva ad immediato dolore postoperatorio e alla necessità di una  mobilizzazione lenta e penosa . L’impiego di protesi dedicate nella ernia ombelicale , che vengono posizionate attraverso una  minincisione periombelicale,  permette di collocare questi dispositivi con ampio margine di sicurezza, rispetto ai bordi della protesi, attraverso un sistema di fissaggio alla fascia, lasciando libera la protesi di adattarsi alla pressione addominale del singolo paziente.

La  tecnica chirurgica   propria di questo intervento, mostra come una volta ridotta l’ernia,  la protesi sia alloggiata in addome a protezione della lesione erniaria. La protesi è dotata di un anello di memoria lentamente riassorbibile, che consente di espandere la protesi in addome tenendola in posizione per alcune settimane, fino che questa non è riabitata dalla cicatrice.

A quel punto l’anello si riassorbe senza dare alcun effetto sulla tenuta della riparazione, ma aumentando il comfort postoperatorio.

La protesi ha una duplice funzione nella riparazione dell’ernia ombelicale: in un primo tempo garantisce la tenuta meccanica proteggendo la sutura della linea di ricostruzione, successivamente guida la formazione del tessuto nativo come si vede nelle foto successive.

La foto in basso   mostra la protesi appena impiantata, che copre il difetto, e dopo due settimane la rarefazione dell’anello di memoria. Contemporaneamente il tessuto cicatriziale invade la protesi, che si distribuisce all’interno della protesi e si fissa sulla parete addominale . In questo modo il neotessuto si sostituisce alla protesi e completa la guarigione. La protesi è costituita da una parte di materiale riassorbibile, quella viola , e una parte che resterà stabile , quella bianca. La consistenza finale del tessuto impiantato è assimilabile ad un foulard di seta.

   

il decorso postoperatorio dell’ernia ombelicale è solitamente agevole. L’idea di lasciare la protesi vincolata alla porta dell’ernia ombelicale, che viene suturata attraverso le fettucce che si vedono nella foto ( e che poi vengono tagliate a raso ) consente alla protesi di adattarsi liberamente alla parete addominale sotto la spinta della pressione addominale. Questo processo, che il paziente non avverte fa sì che la protesi non subisca stiramenti e si adatti in una posizione più naturale possibile.

L’ernia ombelicale non richiede nel postoperatorio terapie antidolorifiche impegnative.  Il paziente assume dosaggi modesti di comuni antinfiammatori per pochi giorni e riprende immediatamente le pricipali attività fisiologiche. Non è necessario dopo l’intervento utilizzare fasce o sistemi di contenimento.